Il progetto

Castelli di comunità

Due castelli e un paesaggio, mille anni di storia, una scommessa sul futuro.

Un passato di risicoltura eroica, un’identità culturale da ricostruire e un modo di essere cittadini da reinventarsi, in una comunità periferica a rischio di isolamento. Questo il fulcro di  Castelli di Comunità, progetto che punta a creare le condizioni per l’attivazione di un processo culturale permanente volto ad animare la comunità all’interno di un laboratorio permanente di futuro.

E il futuro non può che poggiare sui suoi beni più preziosi: l’AMBIENTE, IL PAESAGGIO, LA STORIA.

Partendo dall'esistente, in particolare dai due bellissimi castelli medievali di Buronzo e Rovasenda, si vuole promuovere la partecipazione della società civile e la costruzione di una comunità sostenibile tramite:

  • la valorizzazione del patrimonio esistente, materiale e immateriale;
  • la facilitazione della partecipazione civica alla progettazione e alla costruzione di un futuro fatto di:
    • conservazione o riqualificazione del paesaggio;

    • diffusione di pratiche agricole biologiche e valorizzazione del riso di qualità, biologico e DOP di baraggia biellese e vercellese;

    • sviluppo di nuovi prodotti e processi culturali;

    • apertura del territorio allo scambio culturale e alla fruizione del patrimonio da parte di un pubblico non solo locale.

Castelli di Comunità è quindi un progetto pilota di centro culturale, community center e polo di attività, il cuore di una nuova identità ecologica, non più tradizionale e circoscritta, ma più allargata, dinamica e aperta, con impatto su tutta la cittadinanza dell’area e sulle altre aree risicole e rurali.

 Per realizzare tutto ciò i comuni di Rovasenda e Buronzo si sono messi in gioco mettendo a disposizione questi due incredibili beni architettonici e tutte le risorse annualmente impiegate per la fruizione degli stessi, credendo alla scommessa che possano tornare a essere il cuore della comunità e non dei semplici luoghi da visitare.

Castelli di comunità è aperto a tutti gli attori della cultura e della cittadinanza della Baraggia: studenti, operatori culturali, amministratori pubblici, associazioni, imprenditori agricoli, animatori sociali, educatori e insegnanti e vuole riunire eventi, incontri, laboratori, attività istituzionali e della società civile, di promozione del tessuto produttivo e del patrimonio enogastronomico.

Gli Obiettivi

Accompagnamento e facilitazione del gruppo territoriale nello sviluppo di una comunità attiva, capace di progettare il proprio futuro, sviluppando una partecipazione consapevole, ampia ed eterogenea delle diverse componenti della società civile e il rispetto degli interessi dei diversi stakeholder, fornendo conoscenza e competenze utili alla formazione di una coscienza civica ed ecologica.

Percorso di costruzione di un Board: un comitato di gestione incaricato di portare avanti le azioni di attivazione di cittadinanza e di elaborazione di un’idea condivisa di futuro anche oltre la conclusione del progetto stesso.

La creazione del Polo della Civiltà del Riso si basa sullo sviluppo di tre processi fondamentali:

  1. PROCESSO DI FACILITAZIONE di tutti gli attori coinvolti, per definire obiettivi specifici, patti di collaborazione e modello di
  2. INDIVIDUAZIONE DI NUOVE UTILITÀ CIVICHE PER I CASTELLI e delle modalità per realizzarle, inclusa la responsabilità dei diversi attori (imprese, cittadini, associazioni, istituzioni, etc.).
  3. DEFINIZIONE DEGLI STRUMENTI TECNICI: definizione dei modelli organizzativi e di governance, individuazione degli strumenti formali e amministrativi per attuarli, modalità di compartecipazione alle spese.

Le Azioni

Il processo di sviluppo di una comunità ecologica che ne innovi l’identità e l’idea di futuro attraverso la partecipazione e l’educazione ambientale e alla sostenibilità, sarà perseguito mediante la costituzione del Board, cioè il gruppo di regia, definito con un percorso di ascolto e progettazione partecipata, che porterà avanti l'opera di progettazione partecipata oltre la fase pilota.

Tra le principali azioni individuate per animare la prima fase del progetto vi sono:

Gli eventi

I castelli ospiteranno eventi dedicati a temi quali il territorio, il cibo e in particolare il riso, l’arte, l’ambiente. Gli eventi hanno il compito di far conoscere ed apprezzare le due incantevoli comunità vercellesi anche a un pubblico più ampio. Vogliono altresì essere uno stimolo per la comunità locale per riconoscersi in situazioni nuove e diverse, per essere momento di incontro e di proposta di nuovi stimoli e nuove letture del territorio.

Future lab/i corsi di formazione

Fondamentale ai fini del Progetto lo sviluppo di percorsi educativi con gli adulti e con le nuove generazioni, incentrati sulla costruzione di competenze di immaginazione del futuro e di cittadinanza attiva.

Il teatro di Comunità di Baraggia

Il Teatro di comunità di Baraggia è un elemento altamente coinvolgente e unificante del progetto, sia da un punto di vista intergenerazionale, che rispetto ai due comuni.

Il monitoraggio partecipativo

Consente di realizzare un’analisi utile per altre iniziative di sviluppo civico e culturale nelle aree rurali.

Il territorio

LA BARAGGIA vercellese e biellese si estende per circa 3000ha tra le provincie di Vercelli e di Biella; non si tratta di un’area continua, ma di sei aree sparse, che corrispondono all’area della Riserva naturale orientata delle Baragge, istituita nel 1992 che comprende anche zone ricadenti nella provincia di Novara.
La significatività dei terreni baraggivi è dovuta al fatto che questi costituiscono un esempio storicamente persistente della gestione del cosiddetto «incolto». Dal pascolo allo stato semibrado di caprini, ovini, bovini e suini, alla raccolta di foglie, brugo, legna secca, castagne, noci e funghi, alla gestione dei cedui e al taglio programmato delle piante d’alto fusto, sono numerose le prassi di gestione attuate nei secoli. Dal punto di vista della vegetazione la baraggia si configura come una brughiera punteggiata da esemplari isolati o a gruppi di latifoglie, risultato della gestione agro- silvo-pastorale storica portata avanti attraverso la pratica del debbio (incendio), dei diboscamenti e dei dissodamenti.

Nella documentazione altomedievale, e poi in quella del XII-XVI secolo, emerge la connotazione delle baraziae come bacino di risorse per importanti fondazioni monastiche quali i monasteri benedettini di San Pietro di Lenta e dei Santi Nazario e Celso presso Biandrate, e il priorato cluniacense dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo.

Proprio in epoca medievale, per questi enti, le baragge fungono da stazioni di pianura adibite allo svernamento delle mandrie e delle greggi condotte durante l’estate agli alpeggi biellesi e valsesiani, dando origine a rapporti complessi e talora critici con le comunità locali, titolari di fasce di communia baraggivi più o meno ampi. Nel XVI-XVII secolo è peraltro sempre più frequente, da parte delle comunità locali, l’affitto di vaste porzioni dei tenimenti baraggivi, un tempo di mero uso collettivo, a pastori provenienti dalla fascia pedemontana biellese. Con il XVIII secolo inizia una fase di lottizzazione e alienazione dei fondi, mentre da parte governativa si registrano i primi tentativi di sottoporre la zona a bonifica agraria e a regolare irrigazione. Solo all’inizio del XX secolo lo sviluppo della rete dei canali, costruiti dall’Associazione Ovest Sesia prima, e dal Consorzio per la bonifica della Baraggia poi, favorisce l’impianto della risicoltura anche nelle zone baraggive, che tra gli anni Cinquanta e Settanta vedono una massiccia opera di bonifica e trasformazione agraria. Il riso prodotto nelle zone baraggive ha ottenuto nel 1992 il marchio DOP con il nome di «Riso di Baraggia biellese e vercellese».

L’integrità del paesaggio delle baragge è limitata ad alcune zone, e si spiega con la difficoltà di sottoporre a regolare pianificazione irrigua e adibire a colture remunerative alcune porzioni della zona, in particolare a ridosso delle preesistenti installazioni militari, che ha portato, di fatto, alla conservazione di settori più o meno ampi.

da Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, Edizioni Laterza.
 

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